
UNA FRATTURA INSANABILE
(Migliarina non sarà mai più la coscienza territoriale di prima)
seguo da due ore questo consiglio comunale specchio fedele di vizi e virtù del carpigianismo, e degli stereotipati residui ideologici da una parte e dall’altra, che hanno forgiato, nei secoli dei secoli, questi ragazzotti padani dei quali faccio, ahimè, anch’io parte, amen.
Sinceramente non so se gli abitanti di Migliarina “Roma” , me compreso, ce la faranno a evitare la definitiva collocazione di questo mostro di elettrodotto dall’inquinamento subdolo e “non riconoscibile per legge”, nel paesaggio vergine di questa che è una bellissima e incontaminata frazione storica del circondario.
Certo fa impressione ascoltare questi nipotini degli ex comunisti e dei loro diafani alleati cattolici, intruppati e diligenti, pallidi eredi di coraggiose scelte controcorrente dei loro educatori, tutti insieme appassionatamente convertiti sulla via di Correggio ai dettami più disumanizzanti della cultura occidentale che tanto aborrivano appena solo qualche tempo fa. Sto parlando della logica dei “conti della massaia” e del “avanti coi carri”poi si vedrà.
Ma la politica non si fa senza consenso. Grazie a Dio non si fa a colpi di mano; ma di maggioranza. E il consenso si fa, a qualsiasi latitudine, con la “clientela votante” il tutto messo nel frullatore di frasi acquiescenti e ad effetto, come quelle sentite: “Bene comune. Priorità, razionalità delle scelte compatibili con esborsi sostenibili”; legittime ragioni, di chi, e sono di certo più numerosi e votanti dei quattro gatti locali, è già esposto alle radiazioni ed intende disfarsene.
Tutto giusto. Solo che la delusione è forte.
È la delusione del cittadino costretto a dettami rigidissimi sulle norme urbanistiche della sua isolata casa di campagna, cui l’amministrazione, con invadenza puntigliosa e metodica, chiede conto perfino del colore e della fattura degli infissi.
È la delusione del residente di Migliarina cui con operazione subdola e antidemocratica perché fatta a sua insaputa, vede ritorcersi contro di lui l’aver dimostrato sensibilità verso un altro territorio e i suoi legittimi problemi. Infatti il comitato di Budrione raccogliendo i consensi, non si è curato, ed anzi ha nascosto di dire ai migliarinesi che, grazie al gioco dello scaricabarile, aveva proprio intenzione di eradicare completamente l’elettrodotto dal “suo territorio,” per sbolognarlo tout-cour ai “fratelli”, poco numerosi ed ignari, che fino ad un minuto prima erano alleati nella causa.
È la magra consolazione di vedere che il senso compiuto della miopia di queste ed altre scelte e delle loro devastanti conseguenze sul tessuto sociale di due frazioni, viene colto dall’unica persona cui diresti esserti lontana ideologicamente, e non solo, anni luce. Quel Valentini, di cui si potrà dire tutto tranne che non sia persona sensibile ed acuta, intellettualmente onesta e capace di comprendere quanto sia incolmabile oramai il fossato tra la democrazia e la fame di essa da parte del cittadino, soprattutto quando questi si renda conto quanto gli amministratori del bene pubblico, a seconda della convenienza, sappiano trasformare la parole “cittadino”con quelle più ossequiose ad una reminiscenza faziosa e ideologicamente propagandistica, di: “proprietario.”
È la delusione di vedere un assessore che candidamente confessa di non essere arbitro e giudice imparziale, nella sua veste di “governo comune”, ma di aver indossato la maglia di uno dei due attori e aver preso per “oro colato” la proposta di un comitato a scapito di un altro, senza comprendere che spettava proprio a lui indicare alternative plausibili in quanto terzo nel contendere e non assumerle, come è parso, in base a puro opportunismo politico, e si spera solo per questo.
È la delusione di vedere tramontate nella culla ipotesi di sviluppo di quest’area agricola; nel senso di iniziative paesaggistiche e agrituristiche legate alla terra e allo sviluppo delle sue potenzialità future. Percorsi in campagna compromessi, strategie di contatto con l’ambiente deturpate. Ridicolizzate.
È la beffa di essere residenti in prossimità di questo futuro elettrodotto, ed avere “a fatica” luce e telefono, ma non il pattume che è ad un chilometro, niente acquedotto, ne gas metano, ne asfalto o fogne, ne luci notturne. Niente. campagna deserta , desiderata tale da chi ha avuto il coraggio di risiedervi. Oggi insidiata, violentata e deturpata come tale.
Ma è sopratutto la delusione di vedere un consiglio comunale composto di ottimi soggetti, dotati perfino di buona volontà, ma facenti parte però di un meccanismo di cui politicamente sono solo pedine, o comparse, e col risultato di atteggiarsi a piccoli leaders dei tanti salotti televisivi saccenti e fini disquisitori su ciò che sia o non sia bene comune, salvo poi scoprire che ciò che solo conta, è “fare” spendendo di meno e rimandando sine die le soluzioni veramente capaci di “invertire la tendenza”. Quello che in sintesi in Italia come a Carpi, qualsiasi governo acceda alla stanza dei bottoni, si ripromette di fare: "Tirare a campare".
S. D.
(sul sito che è stato danneggiato da attacco Hacker l'articolo era apparso il 3 dicembre 2005)
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